Giovanni Agresti (Italy)

Il precoce ingresso nell’Inismo (1986) ha fatto sì che Giovanni Agresti sia cresciuto e si sia formato nel pieno della temperie culturale del Movimento. La concezione del segno inista, mutuata e poi da lui rielaborata in modo affatto originale, ha così facilmente orientato, fecondato, plasmato ogni sua espressione creativa, e determinato la sua lettura critica delle più varie manifestazioni artistiche. Fondandosi su quest’unità d’indagine, la sua prolifica creatività si esprime infatti prolifica, nelle varie forme omologate e non dalla cultura ufficiale. Dalle performances (ricordiamo L’Uomo che si scriveva addosso, satira sul Lettrismo, Chieti 1992; In Argentina. Diario di un viaggio visionario inista, Pescara 1997) ai libri d’artista e oggetto (segnaliamo la serie Parigi/Roma/Parigi dove fotografie di tetti e strade sono fonte e bersaglio di un viaggio ininterrotto); dal romanzo (Mikela. Le storie del segno quotidiano, 1993, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1998) alle grandi tele presenti nelle principali mostre del movimento (tra queste ultime ricordiamo Désécritures, 1986, e Décodages, 1987, organizzate entrambe a Parigi dall’Association Internationale de la Lettre et du Signe; Rimbaud e L’Avanguardia, Francavilla al Mare, 1991; I.U.N.S.I.A., Chieti, 1993; The INI avant-garde, Kemi (Finlandia), 1994, per arrivare alla sua prima esposizione personale Dieci anni d’Inismo &endash; Opere 1988-1998 all’Angelus Novus dell’Aquila). Giovanni Agresti è stato inoltre anche attore e costumista (ne La Signora Proteo di Gabriele-Aldo Bertozzi, andata in scena nella primavera ’95).

Tra i denominatori comuni alle sue opere, certamente la dimensione odeporica occupa una posizione di assoluto rilievo. Così ha scritto in proposito il critico Antonio Gasbarrini: "in Giovanni Agresti il fluido procedere ipergrafico di scritte o singoli spezzoni di caratteri alfabetici reali e immaginari ‘sulle e attraverso’ le foto di questa o quella città-luogo (della memoria, cioè), riesce a catturare, facendocelo vedere, il ‘permanente nel fuggevole’ di cui è intriso ogni viaggio".

La sua poetica è intrinsecamente legata alla coscienza del fare e dell’essere &endash; creatività e coscienza come solo modo per trarre da sé il meglio, per migliorare l’uomo &endash;, ed è in particolare volta a individuare e liberare le motivazioni, la simbiosi tra etica ed estetica: laureato in Lingue e Letterature Straniere e studioso di linguistica (nella cui area ravvisa la via privilegiata per raggiungere una concezione filosofica della parola), Agresti è infatti particolarmente attratto dalle scritture misconosciute, e da alcuni anni si occupa di cultura occitanica contemporanea, del cui panorama letterario ha offerto in numerosi scritti e conferenze una lettura inedita e dinamica, su tutti spicca il suo intervento Aperçu sur le conte occitan contemporain alla Sorbona nel novembre ’96. ICollabora a numerose riviste italiane e straniere, segnatamente Bérénice, Grafe Koine e Inizil

Laura Aga-Rossi

 

Giovanni Agresti
Via Trasimeno, 5
65016 Montesilvano (PE)